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C A N Y O U T E L L M E W H E R E M Y C O U N T R Y L I E S ...
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Prendo a prestito l’incipit di un famoso brano dei Genesis per tentare di dare forma ai miei pensieri, adesso che sono chiamato a dare il mio contributo per ricordare la figura di Carmelo Bella, caro, carissimo amico scomparso nella nebbia. La questione dell'appartenenza... Ognuno di noi, nel relazionarsi con il mondo esterno, parte da una base personale di esperienze che lo formano, lo indirizzano e fanno di lui una persona unica. Man mano che i nostri gusti si delineano, si rafforzano, cominciamo a vedere sempre più nitidamente chi o cosa si vuole diventare. E si operano scelte, si prendono decisioni. Tutto quello che succederà dopo, non sarà altro che una conseguenza di quello che hai già detto, quello che hai già fatto. I miei ricordi più remoti mi riportano, inevitabilmente, a Licata, provincia sonnolenta, all’inizio degli stupidissimi anni Ottanta. Dico così perché, essendo nato nel ’65, temo di essermi perso, fra pappe e pannolini, uno dei periodi più stimolanti del secolo scorso dal punto di vista artistico e culturale, certamente conclusosi prima che io compissi 16 anni (dovete capirmi… faccio il musicista). Ad ogni modo, a quei tempi, non me n’ero ancora reso conto o, forse, non volevo. Non ho mai frequentato troppo le discoteche, unici "templi" dell’aggregazione giovanile, se non per motivi relazionabili all’altro sesso e, comunque, il "tunz-tunz-tunz" mi ha sempre lasciato indifferente, se non perplesso. Chi legge potrà capire come, in questa descrizione, fossero presenti tutti gli elementi sufficienti a fare di me un potenziale disadattato. La "salvezza" arrivò sotto forma di basso elettrico. Non mi resi subito conto dell’enorme ascendente che quello strumento esercitava su di me ma, magicamente, mi capitava di ritrovarmelo appeso al collo sempre più spesso fino a quando capii che, se avessi imparato a suonarlo decentemente, sarebbe stato un buon compagno di percorso per tutta la vita. Il basso è uno strumento "gregario" per sua natura: con questo non intendo dire che sia uno strumento secondario, tutt’altro ma, come la batteria, non ha senso di esistere se suonato in solitudine (ed io non mi chiamo Jaco). Avevo, a questo punto, estremo bisogno di trovare della gente che fosse come me, che condividesse con me il bisogno di esprimersi con la musica. Più facile a dirsi che a farsi! Mettere insieme una band che funzioni richiede una particolarissima alchimia fatta di passione, sopportazione reciproca dei difetti altrui, capacità tecniche, cameratismo e spirito di sacrificio, tutte cose che non si trovano dietro l’angolo. Conoscere Carmelo, quasi per caso, mi sembrò un miracolo! Ero andato ad una festa in casa di amici comuni e, miseria ladra, c’era questo tizio seduto ad un pianoforte che, mentre gli altri si godevano il buffet, snocciolava una melodia dietro l’altra con una naturalezza invidiabile, alternando spezzoni di canzoni conosciute ad altre cose mai sentite che, seppi dopo, erano sue composizioni che andava improvvisando sul momento. Niente da dire: ero impressionato.
Va da se che fummo immediatamente presentati l’un l’altro: - "Alessio, perché non ci canti qualcosa? Carmelo ti accompagnerà sicuramente" - - "Mannò…" - "Maddài…" - Cantammo e suonammo insieme praticamente per tutta la festa, qualcuno scattò una fotografia che ancora oggi esiste, e infine ci salutammo con la promessa che ci saremmo rivisti presto per "parlare" un po'. Pochi giorni dopo fui invitato a casa sua. Sono sempre stato un appassionato collezionista di dischi e credevo di possederne un numero di tutto rispetto ma non avevo ancora conosciuto il Dr. Bella! Musicofilo della prima ora, il padre di Carmelo sfoggiò con malcelato orgoglio varie centinaia di incisioni di artisti fra i più disparati, abbracciando intere generazioni di musicisti, saltando con disinvoltura dal progressive italiano alla canzone d’autore francese, all’heavy metal più fracassone, il tutto fatto girare su un impianto quadrifonico che, ai tempi, era "state of the art". Ero arrivato in paradiso, o quasi. Subito dopo, infatti, dal momento che avevo avuto l’impudenza di portare con me il mio "legno" (il Fender jazz ancora doveva arrivare…), mi fu richiesto, molto cortesemente ma con una fermezza che non accettava repliche, di suonare sopra qualche disco, inserendomi direttamente nell’impianto, cosa che feci. Se ci ripenso, ancora mi vergogno. Da quel momento, Carmelo ed io diventammo inseparabili.
Che accoppiata curiosa eravamo: capelli lunghi ed ispidi io, corti e curati lui, abbigliamento casual per me, Lacoste e Sergio Tacchini per lui e, riguardo ai gusti musicali, Deep Purple e Led Zeppelin per me, Dire Straits e, orrore, country music per lui. Ma sui Genesis trovammo sempre il punto d’intesa. Qualche amico una volta ebbe a dire: - "Ecco fatto: hanno messo insieme il Diavolo e l’Acqua Santa…" - Tutto questo, comunque, sempre amichevolmente scherzando, perché chi ci conosceva sapeva bene che io ero molto meno "cattivo" di quello che sembravo e Carmelo, molto meno "angelico". Insomma, mi piace pensare che io e lui fossimo come due facce della stessa medaglia, come credo anche che, se non avessimo mai suonato insieme, avremmo prodotto della musica peggiore. Perché, ascoltando la musica, certe cose si vedono chiaramente, non si può fingere un’intesa che non c’è. Le nostre differenze sono sempre state in numero inferiore rispetto alle nostre similitudini e posso dire con orgoglio che ci siamo sempre stimati, compresi ed aiutati come solo due veri amici possono fare. La musica, già, quasi me ne dimenticavo. Quasi. Ovviamente, sia Carmelo che io eravamo già coinvolti in diversi progetti musicali, al momento del nostro incontro, ma qualcosa non funzionava. Né io né lui eravamo pienamente soddisfatti delle nostre bands d’origine, sentendoci limitati dal fatto di essere gli unici compositori all’interno delle rispettive formazioni e questo e’ abbastanza comprensibile: solo dall’interazione possono nascere progetti che non siano solo esercizi di "ego", ed i musicisti, va detto, di "ego" ne hanno fin troppo. E’ necessaria una certa dose di umiltà che ti sappia far riconoscere, per esempio, quando quello che a te può sembrare un ottimo spunto musicale, possa magari essere migliorato dal contributo di un altro musicista che in quel progetto crede quanto te. Questo, Carmelo ed io, lo capimmo subito. Dopo vari aggiustamenti, dovuti più che altro alla necessità di amalgamare fra di loro musicisti che, fino a quel momento, non si erano ancora conosciuti, demmo vita ad un nuovo gruppo chiamato, piuttosto ironicamente, "Heaven and Hell". Di questo gruppo, Carmelo é stato il poliedrico tastierista ed uno dei più prolifici compositori. Sia che si trattasse di fare un "solo" con il sintetizzatore o elaborare intricate tessiture al pianoforte.
I suoi interventi sono sempre stati caratterizzati da estremo gusto, sapiente scelta dei tempi, irrefrenabile e contagioso entusiasmo, eccellente padronanza dello strumento, cosa più che rara per una persona così giovane. Tante canzoni sono nate da questo sodalizio : "Fuego", "The dream", "Desperation blues" e molte altre che non menziono per non essere troppo prolisso; non dimenticherò mai una notte passata sul tetto della casa di suo nonno, al "terzo casello" della ferrovia, quando nacque "Spada", oppure il primo concerto al "Bunker", in compagnia di Vincenzo, Gaspare e tutti gli amici che, fedelmente e con affetto, ci seguivano. Ogni volta che mi reco nel garage della mia casa in campagna, un forte brivido mi percorre perché risento le note, i rumori e gli schiamazzi di cui siamo stati responsabili. Ecco i miei luoghi, ecco la mia giovinezza, ecco da cosa vengo e a che cosa appartengo. La scomparsa prematura di Carmelo segna in modo irreversibile la fine della mia adolescenza. Da quel momento, niente sarà più lo stesso. Sono entrato nella maniera peggiore nel mondo degli adulti ed adesso dovrò stare attento a non affezionarmi troppo a niente, per paura di perdere. Perché avere perso un fratello come io considero essere Carmelo per me, é un dolore sordo, una ferita che non si rimargina. Considero un privilegio avere avuto la possibilità di "incrociare le armi" con un talento della portata di Carmelo Bella, perché ne ho tratto beneficio e fonte di ispirazione per quello che ancora oggi, dopo tanti anni, mi ostino a voler considerare il mio mestiere e, potete starne certi, finché avrò mani e fiato, suonerò sempre anche per lui. ALESSIO VITALI |
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